Il romanzo del tecnico luci

Il romanzo del tecnico luci

Marco Laudando Lighting Designer, Disegnatore Luci Freelance di Roma

Era una notte buia e tempestosa quando un mio amico, non sapendo che la sua telefonata avrebbe condizionato per sempre la mia vita, mi chiamò per sostituirlo come Tecnico Luci in uno spettacolo per bambini.
Il teatro era il Cinema Teatro Universal di Roma, oggi Teatro Italia, la compagnia si chiamava La Cicala in Bicicletta ed era composta da attrici e attori fenomenali ed estremamente creativi.
Io ero solito cipollare con i mixer audio in quanto musicista, ma un mixer luci non sapevo neanche da che parte si guardasse… Tant’è che ci provai, perché nella vita bisogna provare provare provare provare provare provare provare provare provare come diceva quella (che poi ho anche conosciuto di persona).
Ebbene relegato in una quinta del palcoscenico avevo a portata il mixer luci e dei comandi tra cui un bottoncione nero (che ancora ricordo pensa te) che spegneva le luci di sala.
Al momento del fatidico «CHI È DI SCENA» schiacciai il suddetto bottoncione e scoprii che c’è una cosa che accomuna i mega concerti e gli spettacoli per bambini: l’urlo collettivo al momento del buio in sala prima di cominciare lo show.
E vi assicuro che l’urlo dei bambini è molto più potente!
Fu forse quel gesto e quell’esito così fragoroso ad aprirmi la mente sulle potenzialità della luce …beh in quel caso del buio.
Fu anche la prima volta che approcciai il mondo tecnico delle luci, dei suoi tralicci, dei suoi aggeggi dei suoi fili (CAVI!!!), dei suoi barattoloni appesi neri e impolverati ammaccati storti inspiegabilmente spenti o trionfalmente accesi, diversi e incomprensibili a volte minacciosi a volte teneri a volte… basta.
L’esperienza fu interessante, non esaltante ma piacevole, equamente distribuita tra gli aspetti tecnici, artistici e social.
Fatto sta che un’amica di un amico di un’amico di un amico di un amico di un’amica venne a sapere che lo potevo fare (yes I can!) e mi coinvolse in un suo spettacolo presso il Re dei Teatri OFF di Roma: Il Teatro dell’Orologio.

Il Teatro dell’Orologio puzza.

Puzzava allora e puzza tuttora che ogni tanto ci ripasso.
Come scendi le scale del seminterrato questa puzza di muffa, di umidità e di cantina ti avvolge e ti inebria perché densa di Arte, Sudore Teatro Muffa e Bestemmie.
Si respirano Testi d’Avanguardia e puzza di cesso, Allestimenti all’ultimo Insulto e perle di poesia struggente che i Grandi Teatroni non riusciranno mai e poi mai a mettere in scena.
In questo mirabile sotterraneo dopo giornate interminabili di allestimento e prove estenuanti e insalubri, compresi che il mio vero compito, il compito del tecnico era quello di obbedire!
Obbedire al regista, all’aiuto regista, al produttore, allo scenografo, alla costumista, al trasportatore, al botteghino e ai Signori delle Pulizie, in quanto questi ultimi sono i veri Padroni del Teatro.
E imparai tante, ma tante regole, cioè cominciai a imparare le infinite regole del Teatro che ancora adesso continuo ad imparare perché sono un caprone e perché in fondo in fondo a me tutte ‘ste regole mi stanno anche un po’ sul cazzo… ma questo è un altro discorso

Siete pronti?

  • Regola numero 1: si può fare tutto!
  • Regola numero 2: si deve fare tutto!
  • Regola numero 3: si deve fare tutto per tempo!
  • Regola numero 4: se la pensi diversamente ricordati la regola numero 1.

…mi adeguai.

Al Teatro dell’Orologio per l’appunto fui arruolato per uno spettacolo struggente e starordinario andato in scena in più riprese per soddisfare la richiesta del pubblico:
Il caffè del signor Proust di Lorenzo Salveti col grande e compianto Gigi Angelillo. In questo spettacolo dovevo mandare le luci, l’audio e… fare il caffè per l’appunto. Avevo un’enorme moka che la governante di Proust, impersonata da Gigi, usava per offrire il caffè con le madelene (dei dolcetti) al pubblico. Gigi era solito aspettare l’inizio dello spettacolo in costume da governante con tanto di parrucca stravaccato sulla poltrona di scena parlando di calcio e altre cose da maschi: in questo modo sfogava la sua mascolinità prima di reprimerla per un’ora e mezzo per interpretare la signora che aveva atteso le esigenze del grande scrittore per cinquant’anni. Era come un pugile che si prepara ad entrare sul ring dove però poi interpreta una dama di compagnia in preda ai suoi romantici ricordi. Musica psichedelica, luci soffuse e diffuse, profumo penetrante di caffè, cartapesta schizzata di pittura, armadi e cassapanche piene di oggetti simbolo di una vita invadevano lo spazio scenico ricavato in tutte le sale dell’Orologio. Un balzo indietro ai primi del novecento…. Indimenticabile.

Sempre al Teatro dell’Orologio e sempre con la regia di Lorenzo Salveti fu la volta della Tempesta di Shakespeare. Un’esperienza estrema! La sala era quella piccola in fondo a destra (non il cesso!) Era talmente piccola ma talmente piccola che… non c’era posto per nessuno tranne che per gli attori e questo era un problema. Gli attori erano dieci (almeno) e occupavano tutto lo spazio. Non c’era posto per gli spettatori, non c’era posto per il tecnico luci (io). Fui relegato con la mia consolle in uno stanzino adiacente chiuso da una porta comunicante. Non vedevo lo spettacolo! Ma potevo ascoltarlo attraverso la porta e mandare le luci già programmate basandomi solo sul copione. Montai 40 pezzi (fari.. ops, proiettori!), un’enormità per quello spazio e furono poste 15 seggioline lungo i muri della stanza per ospitare il pubblico. Fu aumentato il numero delle repliche per permettere a più persone possibile di vederlo. Follia? No, Teatro.
Ma per me fu lo stesso una bella esperienza: due ricordi in particolare.

  • 1. Il primo giorno di allestimento arrivai puntuale al mattino presto, ma le altre maestranze (scenografo, macchinista, aiuto regista ecc.) erano già lì da almeno un’ora se non di più: scoprii che questo comportamento era tipico del teatro “serio”, in altre parole si vedeva dalla puntualità se eri una persona seria, e tanto prima arrivavi, tanto più eri eri rispettabile e viceversa. Essendo io un ritardatario cronico ed essendomi impegnato moltissimo per arrivare in orario mi salvai per il rotto della cuffia ma ebbi la netta sensazione di essere in mezzo a dei veri professionisti. Poi ci inabissammo nella saletta dell’Orologio e ne uscimmo che era notte fonda…
  • 2. L’ultimo giorno di repliche si fece “amministrazione”, cioè ci pagarono. Tutti in fila davanti a un banchetto dove il regista in persona spuntava l’elenco degli scritturati e distribuiva i soldi in contanti in base all’impegno e al ruolo, pronunciando la cifra ad alta voce. Tutti insieme, ad alta voce senza privacy e senza vergogna. Era un po’ come fare la fila alla caritas ma forse l’intenzione era quella di farci sentire tutti uguali, tutti rispettati e senza segreto alcuno.
    Che bello, mai più successo (non so se lo farei adesso).

Già, i soldi, questo è un aspetto fondamentale per il tecnico luci (ma va’? solo per lui?). I soldi, quanto e come contrattare, quale tipo di contratto, quando, QUANDO??? e come prenderli, se sono giusti, se sono pochi, se ci sono proprio…
Problemi comuni a tutti i lavoratori, ma nel nostro mestiere ci sono degli aspetti veramente comici a riguardo. Per esempio il colloquio in produzione.

Il colloquio in produzione

Quando si fa uno spettacolo, la Produzione convoca gli scritturati per stabilire le condizioni contrattuali. La cosa bella è che non si vagliano i curriculum (io avrò mandato e/o portato si e no due curriculum in vita mia che nessuno ha mai letto fra l’altro). L’unica variabile per concludere è la paga. Si assume che la persona sia perfettamente in grado di svolgere il suo compito quindi si propone la paga.
Ci sono generalmente due modi per avviare la contrattazione:
Il primo: “tu quanto prendi di solito?” che manco cominci a rispondere e ti interrompono con “beh, noi non ci possiamo permettere quella cifra”
Il secondo: “quest’anno non c’è una lira, al massimo ti possiamo dare questo” al che per quanto cerchi di rialzare arriveranno sempre a quello che loro volevano pagare.
Ma poi perché “quest’anno”? C’è mai stato o ci sarà mai un anno in cui ti dicono “quest’anno abbiamo un sacco di soldi”, bah!
Ma la cosa che mi stupisce di più è proprio l’estrema fiducia che ripongono in te in quanto non si occupano minimamente di sondare le competenze.
E’ come dire: “noi supponiamo che sei in grado di farlo e se non sei in grado sono affari tuoi, ne va del tuo lavoro e della tua reputazione”.
A me è sempre sembrato un bell’atteggiamento infatti che io sappia chi ne ha abusato si è sempre messo nei guai…

[segue]